Con l’impennata dei costi in bolletta del gas, che sembra peraltro non trovare tregua nel breve termine, molte sono le persone che cercano soluzioni più sostenibili in termini economici per poter affrontare i mesi freddi a venire. Tra le più gettonate rientra sicuramente quella del riscaldamento con stufe a legna, che si trova attualmente al centro di una vera e propria caccia al tesoro, data l’enorme richiesta da parte di migliaia di persone. Le stufe a legna infatti possono comportare un reale risparmio in un periodo come quello attuale.

Seguici in questa guida per scoprirle.

Come funzionano le stufe a legna

Fondamentalmente per funzionare una stufa a legna necessita di:

  • una canna fumaria (vedremo in seguito quali siano le nuove normative in materia di stufe a legna) tramite la quale scaricare i fumi prodotti dalla combustione;
  • una camera di combustione;
  • un sistema di ventilazione.

Niente allacciamenti alla linea elettrica (è il caso delle stufe a pellet) o del gas, si necessita esclusivamente del combustibile che è composto dalla legna, più facile da reperire come materia prima rispetto a prodotti trattati industrialmente quali il pellet.

Le accortezze utili ad un corretto funzionamento della stufa sono:

  • utilizzare legna secca per evitare il generarsi di fumi e creare un impedimento alle vie di tiraggio dell’impianto;
  • controllare periodicamente l’impianto fumario, che sia libero da ostruzioni per una corretta aspirazione;
  • evitare di lasciar accesa la stufa durante la notte per evitare fumi e residui che sono dannosi in primis per la salute e compromettono il corretto funzionamento dell’impianto.

Stufe a legna e risparmio: la situazione attuale

Installare una stufa a legna comporta una serie di fattori da tenere a mente, e le questioni più importanti riguardano proprio la canna fumaria citata in precedenza: con la normativa UNI 10683 del 2013, infatti, a chiunque abbia intenzione di installare una stufa, a legna o pellet che sia, si impone lo scarico di fumi sul tetto dell’abitazione e non più tramite canne fumarie a parete.

A questa normativa si aggiunge poi il divieto imposto da alcune regioni, quali Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte, di installare impianti caloriferi a legna che generino emissioni di polveri sottili nell’aria, superiori a quelle consentite dalle norme vigenti in materia di protezione dell’ambiente. Va ricordato che contravvenire a tali norme è materia di reato, punibile con sanzioni pecuniarie di entità rilevante.

Stufe a legna: ultime considerazioni sul risparmio

Scegliere una stufa a legna come alternativa per un risparmio in bolletta rimane comunque una valida scelta per via della sua completa autonomia rispetto al gas o alla corrente elettrica, rendendola una fonte completamente autosufficiente di calore anche in caso di guasti o eventuali blackout.

L’altro risparmio di cui si può beneficiare e da non sottovalutare è poi quello relativo al suo impiego in cucina in quanto permette, se dotata dei pannelli appositi, di scaldare l’acqua nonché il cibo, abbassando così ulteriormente i costi in bolletta.

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