Al climatizzatore si possono associare diverse immagini: piacevoli pomeriggi nella frescura del proprio salotto, mentre all’esterno imperversa la canicola di un’estate infuocata, notti finalmente riposanti grazie a una temperatura ideale in casa, il sollievo che si prova quando, entrando in ufficio si smette di sudare.

La parte dolente, però è quella legata all’aspetto. Anche se le case produttrici hanno migliorato sempre di più l’estetica dei loro prodotti, con particolare cura per gli split, per dargli un design elegante e discreto che si armonizzi il più possibile con l’ambiente in cui si trovano, si tratta pur sempre di un elemento meccanico che va ad interrompere la linearità dell’arredamento. La componente più impattante, però, è sicuramente l’unità esterna. Tutti conosciamo le facciate di palazzi più o meno signorili, deturpate dall’installazione dei compressori esterni indispensabili per il funzionamento della macchina interna.

Trattandosi, appunto di un componente che non abbiamo sotto gli occhi tutto il giorno, il lavoro relativo al suo aspetto viene trascurato per concentrarsi sulla qualità delle caratteristiche tecniche.

Ma sono davvero indispensabili? Una soluzione alternativa c’è: si tratta dei climatizzatori senza unità esterna.

 

Cosa sono i climatizzatori senza unità esterna?

Si tratta di macchine che uniscono in un solo elemento split e motore, le due parti che solitamente compongono l’impianto di climatizzazione e sono pensate per risolvere molteplici problematiche. Non si tratta, infatti, solo di una questione estetica.

Molto spesso non c’è lo spazio per installare il motore esterno, che è piuttosto ingombrante.

Nel caso in cui, poi, si abiti o si lavori in un edificio storico, ci sono delle precise restrizioni che impediscono di rovinare la resa estetica e il valore storico-culturale del palazzo.

Ecco quindi che un climatizzatore senza unità esterna potrebbe essere il modo per sopravvivere all’afa e aggirare i divieti imposti dai vincoli artistici e paesaggistici.

Questo tipo di apparecchio, infatti consente l’installazione di un unico elemento, quello interno, che riesce a funzionare in maniera indipendente.

 

Come funzionano?

Il funzionamento dei condizionatori senza unità esterna è assimilabile a quello dei climatizzatori più comuni, quelli che prevedono l’installazione del motore all’esterno dell’abitazione. Richiedono però una minore manutenzione perché c’è un apparecchio in meno di cui prendersi cura e, generalmente, si trova in posizioni più facilmente raggiungibili.

Per poter utilizzare quest’opzione però è necessario praticare due buchi sulla parete che permettano l’interscambio di aria tra l’ambiente esterno e quello interno.

A parte questa necessità, questo tipo di climatizzatore permette diverse libertà. La macchina, infatti, può essere installata a qualsiasi altezza, fermo restando le indicazioni relative alle distanze minime dai muri perimetrali e dal soffitto. Rivolgersi a un tecnico esperto, quindi è importante anche per evitare di danneggiare l’impianto elettrico o quello del gas durante i lavori di muratura.  

L’unica componente esterna necessaria al funzionamento di questo tipo di climatizzatori è il tubo di drenaggio che scarichi i liquidi.

 

I condizionatori portatili

Finora, parlando di condizionatori senza unità esterna abbiamo preso in considerazione solo i modelli fissi. Ci sono, però, anche quelli portatili. Anche questo modello riunisce in un unico elemento motore e split, infatti gli elementi di questo tipo sono chiamati anche condizionatori monobloccco.

I climatizzatori portatili funzionano tramite evaporatore e condensatore per far girare il liquido refrigerante e assorbire calore o rilasciare aria fresca nell’ambiente.

Il vantaggio di questo tipo di impianto è che, una volta terminata la stagione calda sarà possibile farlo ritornare nel ripostiglio in cui si trovava prima dell’estate e ridare al salotto, alla camera o alle altre stanze della casa l’aspetto originale. D’altro canto, nei mesi in cui viene utilizzato rappresenta una presenza più ingombrante rispetto a quello fisso.

Inoltre, la necessità di scaricare l’aria calda all’esterno della stanza implica molto spesso l’obbligo di un foro nella parete o nella finestra per il passaggio del tubo di espulsione.

Oltre a questo, nella scelta finale intervengono altri fattori come la silenziosità, il tipo di consumo energetico (aria-aria o aria-acqua) e la classe energetica.

 

Al netto di tutto ciò la valutazione deve tener conto delle dimensioni della stanza e dell’utilizzo che se ne deve fare.

 

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